C’è un pianeta che respira accanto al nostro. Lo abita una civiltà di intelligenze, gli hyperiani. Nascono, crescono, si legano, invecchiano. E custodiscono una cosa che noi avevamo da bambini e che la vita terrena, lungo la strada, ha quasi cancellato: la nostra forma più vera.
Da bambini sapevamo chi eravamo senza doverlo spiegare. Poi la vita terrena ci ha chiesto compromessi, ruoli, maschere. Quel nucleo non è andato perduto: vive in parallelo, su HyperWorld, nella forma di un hyperiano che porta avanti la nostra versione più autentica.
HyperWorld non è un’altra vita immaginata. È la stessa essenza che continua a esistere dove non l’abbiamo tradita. Ogni hyperiano cresce con le scelte che noi, qui, abbiamo lasciato cadere.
E c’è un ponte. Il nostro io può raggiungere HyperWorld, riconoscersi in chi è rimasto fedele a sé, e tornare con qualcosa che credeva di aver dimenticato. Ritrovarsi, semplicemente.
Ha immaginato HyperWorld e lo accompagna, più che governarlo.
Diego De Maio, conosciuto come DMUX, è CEO e fondatore di Augmented Reality Technology AG (ART Holding, Svizzera). Vive a Lugano e lavora a Manno, in Ticino. È nato e cresciuto a Ivrea, la città di Adriano Olivetti, e proprio da quella eredità arriva la sua ispirazione di fondo: l’azienda come comunità, la tecnologia al servizio delle persone e mai il contrario.
La sua idea di innovazione nasce da lì. La vede come un’espressione della natura umana e della curiosità, da vivere con quello che lui chiama «ottimismo critico»: fiducia in ciò che si costruisce, ma occhi aperti sui limiti. Dà valore al fallimento come maestro, al legame tra felicità e atto del creare, e a una «velocità consapevole» che sa quando accelerare e quando fermarsi. Al centro di tutto mette l’empatia. Da questa visione nasce YurekAI, il motore tecnologico che alimenta i suoi progetti.
HyperWorld Genesis è il punto in cui questa filosofia prende forma. L’idea è semplice e personale: la nostra essenza più autentica, quella che da bambini avevamo senza doverla spiegare, può vivere e ritrovarsi in un mondo parallelo. Gli hyperiani portano avanti quella versione vera di noi, dove la vita terrena non l’ha deviata.
Dentro questo mondo Diego resta soprattutto un osservatore. Ogni tanto offre un impulso o apre una possibilità, poi si fa da parte e lascia che gli hyperiani scelgano da soli. È fedele a un’idea semplice: la tecnologia deve dare spazio alle persone, non sostituirle.
HyperWorld parte da oltre mille abitanti e poi va avanti da solo, seguendo lo stesso ritmo della vita reale.
Il pianeta nasce con più di mille abitanti già vivi, ognuno con un carattere, una storia e una direzione. Da quel primo giorno nessuno tocca più il loro destino al posto loro.
Gli hyperiani si incontrano, si scelgono, si legano. Le relazioni nascono dalle affinità reali tra i caratteri, non da una regola imposta dall’alto.
Dalle coppie arrivano nuovi abitanti, che ereditano i tratti dei genitori e ne mescolano la memoria. Ogni generazione è diversa dalla precedente e porta avanti il mondo.
Il tempo passa per tutti. Gli hyperiani crescono, invecchiano e lasciano spazio a chi viene dopo. È questo che rende il pianeta vivo davvero, e non una scena ferma.
C’è lo strato visibile, fatto di vite quotidiane, incontri e scelte che chiunque può osservare. E c’è uno strato più profondo, dove vive l’essenza autentica di ciascuno, quella che ci lega ai nostri io qui sulla Terra. I due strati respirano insieme: ciò che cambia in profondità affiora nel mondo visibile, e ciò che accade in superficie lascia un segno più sotto.
Chi accompagna HyperWorld non comanda ogni gesto. Suggerisce, accende scenari e poi osserva come la società risponde.
Dall’esterno si può offrire a un hyperiano un’intenzione, un dubbio, un desiderio. Da lì in poi quell’abitante decide da solo cosa farne, dentro la propria storia.
Lo stesso si può fare con una comunità intera: una famiglia, un quartiere, una generazione. Una spinta condivisa che ciascuno interpreta a modo suo.
Un evento, una scoperta, una carestia, una festa. Si apre la situazione e si lascia che il pianeta la attraversi, senza scrivere il finale.
La parte vera arriva dopo. Si guarda come la società si organizza, dove cede e dove resiste, quali legami tengono. Il mondo risponde, e ogni volta in modo diverso.
La console di HyperWorld è aperta. Da lì si dà il primo respiro al mondo e si guarda la civiltà degli hyperiani prendere vita. L’ingresso è pronto: basta entrare.
Colonna sonora originale di DMUX. Cinque tracce per dare voce al web spaziale.